Redigere un libro di poesia. Un'operazione frequente tra i poeti, assai complessa per me. Da anni mi torturo, chiedendomi se sia meglio ordinare le poesie secondo il tema che le contraddistingue, oppure optare per il frequentissimo ordine cronologico. Come non tremare di fronte alla certosina precisione di un Montale? Nella speranza di uscire da questa impasse, ho inserito un proemio giocoso, ossia un paraklausithyron [nella poesia elegiaca, lamento davanti a una porta chiusa] da dedicare però non a un'etera - come erano soliti fare i simposiasti avvinazzati dell'epoca di Teognide - bensì alla poesia stessa, perché questa accetti finalmente di affacciarsi a quella porta, dalla quale, con fascino e frustrazione, la invoco da anni. L'effetto di tale soluzione ludico-sperimentale è stato un avvicinamento graduale alla ritualità simposiale nella sua forma arcaica: il simposio come assemblea politica e luogo di esibizione e competizione poetica. Quale destinazione migliore per poesie senza una vera e propria coesione interna, scandite da regole altre rispetto a quelle della precisione filologica? Da questa riflessione è nato, quasi per autopoiesi, il titolo di questo libro. Prefazione di Juan Frau Garcìa.
EAN
9788088478416
Data pubblicazione
2024 05 28
Lingua
ita
Pagine
112
Tipologia
Libro rilegato
Altezza (mm)
205
Larghezza (mm)
135
Come si presenta questo libro
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