Cosa hanno in comune Giovanna d'Arco, Elisabetta I di Inghilterra, Newton e Lewis Carroll? Tutti quanti, per motivi differenti, in epoche e società molto lontane fra loro e con risultati eterogenei, hanno praticato, temporaneamente o per l'intera vita, la castità. Nel mondo moderno, in cui il sesso è riconosciuto come una forza fondamentale dell'agire umano ed è perciò sfruttato e commercializzato in mille modi diversi, può sembrare che l'unica ragione per astenersi dai piaceri della carne sia la religione. Secondo Elizabeth Abbott, invece, le cose non stanno affatto in questi termini: la castità non è semplicemente un'imposizione teologica contraria alla natura umana, ma un fenomeno storico-sociale che si è manifestato in tutte le culture e in tutte le varianti. Dalle vergini vestali dell'antica Roma agli atleti dei nostri giorni, dalla castità obbligata dei carcerati alla castrazione degli eunuchi. La castità, sostiene la Abbott, non è in sé né un valore né un disvalore, ma ha sempre rappresentato il duplice e ambivalente aspetto di rinuncia intenzionale o privazione subita, mezzo di emancipazione o strumento di coercizione.
EAN
9788804580713
Data pubblicazione
2008 06 03
Lingua
ita
Pagine
518
Tipologia
Libro rilegato
Altezza (mm)
223
Larghezza (mm)
148
Spessore (mm)
34
Peso (gr)
598
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Storia della castità. Dalle vestali a Elisabetta I, da Leonardo da Vinci a «Magic» Johnson—