Narrativa che punta sui personaggi e sul racconto
Don Renato Rosso vive da tre anni con gli zingari "jajabor" del Bangladesh: una vita nomade trascorsa spesso sull'acqua, tra una tenda e una barca, con l'assoluto divieto di predicare il cristianesimo a questo popolo islamico. Nelle angustie materiali e in assoluta solitudine è difficile scrivere un libro vero e proprio. Infatti "Nella grotta di Elia" più che un libro è una sorta di sogno in cui l'autore rivive il vissuto monastico tradizionale dal proprio punto di osservazione: l'accampamento dei nomadi è il suo monastero, la tenda o la barca la sua cella.
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