Dal Quattrocento al Settecento i Savoia furono considerati una dinastia tedesca, ramo cadetto degli imperatori sassoni di casa Wettin. Feudatari dell'impero dai tempi di Umberto I Biancamano, nonché "vicarii imperium per italiani", nel 1361 essi furono compresi nel corpo germanico, acquisendo diritti e status dei soli principi tedeschi. Ciò li differenziava dalle altre dinastie italiane - come Visconti, Gonzaga e Medici - i cui stati erano nell'impero, ma non dell'impero. Amedeo Vili, Emanuele Filiberto e Vittorio Amedeo II, i più grandi sovrani sabaudi, ebbero nel rapporto con l'impero la stella polare della propria politica, tanto che Carlo Emanuele I raccomandò al figlio "di stringersi bene in ogni maniera ed arte con l'impero", perché solo questo era "il dritto e vero appoggio" della dinastia. Sino a fine Settecento i sovrani sabaudi decorarono le loro residenze con affreschi e dipinti che ne illustravano la discendenza sassone: si pensi al Salone degli svizzeri, cuore cerimoniale del Palazzo Reale di Torino, dove gli affreschi non raccontano le storie dei principi sabaudi, ma quelli dei principi sassoni, come la conversione di Vitichindo. Poi, nel corso del Risorgimento, questa storia divenne motivo d'imbarazzo e i suoi simboli furono via via accantonati. Il volume affronta questo tema, tanto centrale quanto trascurato nella storia dello Stato sabaudo, attraverso il contributo delle più recenti ricerche di storici italiani, tedeschi, austriaci e svizzeri.
EAN
9788815253286
Data pubblicazione
2014 10 23
Lingua
ita
Pagine
403
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
137
Larghezza (mm)
216
Spessore (mm)
26
Peso (gr)
470
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