Mettere a tema la questione del male significa, inevitabilmente, entrare in una duplice prospettiva che segna, in modo ambivalente, l'esperienza e la storia di ogni uomo: da un lato, la tragica realtà del male come limite che ne caratterizza la vicenda e il cammino; dall'altro, la speranza di riuscire a limitarne il dominio e dunque di vincerlo definitivamente. In questo difficile e spesso angosciante pendolarismo si inseriscono le espressioni della preghiera che Gesù stesso ha insegnato, "Padre nostro? liberaci dal male". Esse accostano la paternità di Dio all'invocazione umana della liberazione dal male/maligno. Non si tratta, dunque, di riflettere sul problema del male in sé, né di coniugarlo, come nella teodicea, con un Dio genericamente inteso, ma di vagliarne il riferimento a Dio Padre, cioè a quella paternità che è rivelata e compresa nella tradizione biblico-cristiana. La consapevolezza biblica della paternità di Dio, mentre sembra rendere più acuto il contrasto con l'esperienza del male, ne segnala una possibile via di superamento, sia pure nello spazio aperto dall'invocazione, che appare nel titolo della nostra ricerca. L'invocazione, infatti, dischiude l'orizzonte della fiducia dove l'io, pur non potendo disporre dell'altro perché irriducibile, tuttavia non lo sente indifferente ma vicino e benevolo.
EAN
9788821542107
Data pubblicazione
2000 04 04
Lingua
ita
Pagine
376
Tipologia
Libro
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