Rompendo lo schema binario che oppone le società tradizionali alle società moderne, l'autore mostra la continuità fra il sacrificio primitivo e la guerra contemporanea, per analizzare, da un punto di vista antropologico, l'attualità internazionale e per decostruire le retoriche correnti, volte a legittimare la guerra imperiale. Qualunque cosa ne pensino gli antropologi, sostiene l'autore, il sacrificio è distruzione dell'altro. Qualunque cosa ne pensino gli strateghi, la guerra totale è la trasformazione del potere sacrificale in potere assoluto: è l'espressione di una sovranità fondata sullo stato d'eccezione e di una logica sacrificale appena mascherata dalla retorica di "zero morti". Il sacrificio e la guerra non sono eventi ineluttabili. Come alternativa al meccanismo sacrificale c'è un altro dispositivo per regolare la violenza: il contratto sociale. La riabilitazione della politica non scongiura le guerre, ma almeno le reintegra nella dimensione degli interessi e degli equilibri che normalmente guidano l'esistenza sociale. In uno stile rigoroso quanto accessibile, l'antropologo tunisino-svizzero offre un prezioso contributo all'antropologia della violenza. L'opera è corredata da una postfazione di Annamaria Rivera, antropologa ben nota al pubblico italiano.
EAN
9788822063021
Data pubblicazione
2007 12 04
Lingua
ita
Pagine
162
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
210
Larghezza (mm)
140
Peso (gr)
225
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