Narrativa che punta sui personaggi e sul racconto
Nei circa quattrocento componimenti (per lo più sonetti) della sua Cicceide legitima, Giovanni Francesco Lazzarelli (1621 - 1693) arride, con divertito e ossessivo sarcasmo, a Bonaventura Arrighini (Don Ciccio), collega magistrato della Rota di Macerata. L'opera, che assurgerà a fortunato esempio della poesia satirica del Seicento, è una dissacrante parodia della biografia del malcapitato, nella quale il poeta dà prova di padronanza degli strumenti stilistici e di conoscenza dei modelli letterari cinque-secenteschi.
Nei circa quattrocento componimenti (per lo più sonetti) della sua Cicceide legitima, Giovanni Francesco Lazzarelli (1621 - 1693) arride, con divertito e ossessivo sarcasmo, a Bonaventura Arrighini (Don Ciccio), collega magistrato della Rota di Macerata. L'opera, che assurgerà a fortunato esempio della poesia satirica del Seicento, è una dissacrante parodia della biografia del malcapitato, nella quale il poeta dà prova di padronanza degli strumenti stilistici e di conoscenza dei modelli letterari cinque-secenteschi.
È un titolo adatto a chi cerca soprattutto il piacere del racconto e vuole restare dentro una storia costruita con continuità.
È un titolo adatto a chi cerca soprattutto il piacere del racconto e vuole restare dentro una storia costruita con continuità.