«La città mi ha insegnato infinite paure: / una folla, una strada mi han fatto tremare, / un pensiero talvolta, spiato su un viso.» Sono frasi da I Mari del Sud , la poesia che apre Lavorare stanca (pubblicata una prima volta nel 1936 - con qualche censura - e poi, con l'aggiunta di alcune liriche, nel 1943): vi si può leggere il punto di vista da cui muove la scrittura poetica di Pavese, un'osservazione partecipata ed emotivamente coinvolta, e insieme un distacco, una distanza incolmabile e paurosa dagli altri. Ma allo stesso tempo già dagli inizi, questa raccolta mostra un'unità d'accenti e nei suoi versi lunghi e "narrativi" Pavese riesce a raccontare delle Langhe e della città (Torino) come di campi bruciati dal sole e di amori crudeli quanto può esser crudele la vita. Ben più intima è la voce che si strugge nella raccolta Verrà la morte e avrà i tuoi occhi (uscita postuma nel 1951), in cui una speranza d'amore, luminosa e definitiva, è cercata e dolorosamente negata. Val la pena che il sole si levi dal mare e la lunga giornata cominci? Domani tornerà l'alba tiepida con la diafana luce e sarà come ieri e mai a accadrà. Prefazione di Paolo Di Paolo.
EAN
9788822755568
Data pubblicazione
2021 07 29
Lingua
ita
Pagine
160
Tipologia
Libro in brossura
Tascabile
Supertascabile
Altezza (mm)
212
Larghezza (mm)
136
Spessore (mm)
12
Peso (gr)
197
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Poesie-Lavorare stanca-Verrà la morte e avrà i tuoi occhi—