«Io sono, sono stato e sempre sarò una sola cosa: un americano»: così dichiarava con orgoglio Charles Foster Kane, il protagonista di Quarto potere. E Orson Welles? In che modo nella sua opera ci ha parlato del proprio essere americano? Nonostante American fosse il titolo previsto inizialmente per il suo folgorante debutto sul grande schermo, Welles è da sempre considerato il più europeo dei cineasti d’Oltreoceano. Sulla scorta degli studi ormai classici di Leslie Fiedler, e passando per Richard Chase e Leo Marx fino a Edward Said, Gabriele Gimmelli ha rivisitato il variegato corpus wellesiano alla luce della tradizione letteraria degli Stati Uniti, impregnata degli umori goticheggianti e melodrammatici del romance, insidiata dagli spettri dell’irrazionale e ossessionata da una mitologica perdita dell’innocenza. Una tradizione che Welles, artista fortemente politico, non esita a utilizzare contro se stessa, denunciandone la falsità. Muovendosi fra titoli celebri e negletti, fra editi e inediti, fra lavori portati a termine e progetti non finiti, questo libro è un invito a rileggere Welles come ultimo classico americano, in bilico fra pathos romantico e distanziamento critico.
EAN
9788822923080
Data pubblicazione
2025 01 09
Lingua
ita
Pagine
208
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
139
Larghezza (mm)
213
Spessore (mm)
19
Peso (gr)
240
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