Dopo l'esordio narrativo "Mannaggia la miseria", che denunciava le condizioni di lavoro e di sfruttamento della comunità marocchina del ghetto di San Nicola Varco di Eboli molto prima dello sgombero, e il successivo "Grazie mila", che racconta dal di dentro i tormenti degli ottocento braccianti africani cacciati con violenza dalla polizia, Anselmo Botte chiude con "Rosso rosso" la sua trilogia nelle terre dove Levi scrisse il suo memoriale civile. Anche questo nuovo libro, che ha la forma del romanzo, usa lo stesso travestimento formale, dove l'autore utilizza le storie e l'esperienza sul campo di sindacalista per raccontare la condizione umana delle operaie stagionali del pomodoro, quelle 12.000 donne che "come formiche, correvano verso un nuovo giorno di lavoro, in molteplici fabbriche dell'Agro Nocerino-Sarnese, sotto il Vesuvio, a due passi da Salerno". Nella capitale mondiale del pomodoro pelato, terra di caporali e caporale, in una fabbrica dove si spettegola e si lotta per la sopravvivenza quotidiana, vive e racconta in un registro a volte comico-grottesco, in altre sentimentale, la protagonista-narratrice di "Rosso rosso", cioè l'operaia Lucia. Parla e straparla del suo bell'Antonio e dell'amore nella terra dei pommarolari, spietati padroni avvezzi a rapporti di lavoro feudali, dove "la mezzadria e la colonia apparivano gli unici criteri di valutazione dell'economia", nel contesto desolato e barbarico della Statale 18, territorio di pomodori e camorra. Prefazione di Vera Lamonica.
EAN
9788823016767
Data pubblicazione
2012 06 27
Lingua
ita
Pagine
155
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
180
Larghezza (mm)
142
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