Il 1944 è l’anno dimenticato dagli storici, ma è l’anno in cui si lotta tenacemente per la Liberazione del Paese dal nazi-fascismo e si preparano le prime lotte contadine dopo il ventennio di Mussolini. All’amarezza per la mancata assegnazione delle terre ai reduci della Prima guerra mondiale, alle aspettative create dal fascismo, si aggiungeva il rammarico per non essere riusciti a lavorare le terre demaniali usurpate dai latifondisti e dai nobili dell’Italia meridionale. Questo era lo stato d’animo dei contadini e dei braccianti, i quali durante e dopo il secondo conflitto mondiale, non erano in grado di immaginare prospettive di vita migliore. Certamente occorrerà la spinta emotiva e ideale di Giuseppe Di Vittorio e di altri capipopolo locali che si opponevano alle malefatte dei sempre impuniti agrari, ma saranno i partiti, comunista e socialista, a portare le istanze delle masse nel Parlamento e nella aule di giustizia, almeno fino a quando il governo democristiano elaborerà una legge di riforma agraria che sarà lontana da quella teorizzata dal ministro comunista, ma restituirà in qualche misura la dignità che il lavoro agricolo merita. In tutto il Sud Italia, Molise incluso.
EAN
9788824973113
Data pubblicazione
2022 03 05
Lingua
ita
Pagine
88
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
21
Larghezza (mm)
14
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Il P.C.I. e l’occupazione delle terre nel Basso Molise 1944-1952—