Classicamente associata alla presenza del soprannaturale e del divino, nella letteratura italiana la montagna è entrata come veicolo di ascensione spirituale. Dal viaggio ultraterreno di Dante e dalla petrarchesca ascensione al Mont Ventoux fino alla produzione poetica di Tasso, il più concreto immaginario alpestre è quello di confine geografico, barriera settentrionale opposta alla "tedesca rabbia". Con l'avvento della curiosità barocca e soprattutto dell'inquietudine preromantica, gli intellettuali d'Italia rivolsero lo sguardo alla catena alpina subendone il fascino e traducendone in poesia il "piacevole orrore". Nel Novecento la montagna è narrata e descritta da varie angolature: meta turistica, luogo di fuga dall'opprimente civiltà urbana, terra di cimento e di valore negli anni della guerra, dimensione intima e totalizzante in alcuni scrittori, fino ai correnti indirizzi che cercano in essa gli echi di quella natura selvaggia avvertita come sempre più in pericolo.
EAN
9788825519969
Data pubblicazione
2018 11 20
Lingua
ita
Pagine
288
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
210
Larghezza (mm)
140
Peso (gr)
379
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La montagna nella letteratura italiana. Da Petrarca a Cognetti—