Sviluppato sulla stessa linea di Governare castigando, il volume amplia panorama e profondità. Per la mole di fonti archivistiche consultate e per l'oggetto: non più il solo segmento criminalistico, ma l'ordinamento tutto e la cultura giuridica dello Stato fiorentino nella problematica stagione dei diritti patri. Se, per la Toscana, il gius patrio è attestato solo intorno alla metà del Settecento, il volume ne coglie le premesse in un denso e sfuggente diritto comune toscano. Anche nelle terre dei Granduchi, fra XVI e XVIII secolo, con l'assottigliarsi delle certezze medievali, si va alla ricerca dell'ordine. Una ricerca corale, cui concorrono, ora cooperando, ora confliggendo, il Principe con la sua legge, i magistrati con la loro prassi cancelleresca, gli auditori di Rota con il loro stylus iudicandi. È questa la grande tela di ragno che il volume indaga, con i giureconsulti di Stato seduti nei grandi tribunali fra i suoi tessitori più laboriosi e scaltri. Perché se, da un lato, statualizzare lo ius commune e rivederne la dialettica con gli iura propria è funzionale a un minimo di uniformazione in un territorio fra i più frastagliati, dall'altro, la stessa operazione diventa schermo ideologico formidabile dietro cui condizionare precise dinamiche costituzionali. Un ordito complesso ma solido, che solo con fatica l'assolutismo dei codici riuscirà a disfare.
EAN
9788828876830
Data pubblicazione
2025 07 18
Lingua
ita
Pagine
549
Tipologia
Libro in brossura
Peso (gr)
678
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