Sino a che punto «abbiamo noi il diritto di postulare la sopravvivenza di qualcosa di originario accanto a ciò che in seguito ne è scaturito?», si chiedeva Sigmund Freud ponendosi una domanda che ognuno, ma in particolare ogni archeologo, restauratore o architetto dovrebbe condividere nel confrontarsi con un’opera di sempre quale è l’Acropoli. Da dove traggono legittimità le decisioni e i modi in base ai quali noi operiamo per conservare quanto riteniamo fondativo del patrimonio comune che il passato ci ha consegnato? Domande simili ritornano in ciascuna delle pagine di questo libro. Al suo centro vi è il confronto tra quanto è stato e viene fatto per garantire sicura e non conturbante accoglienza ai milioni di visitatori che ogni anno salgono sull’Acropoli e quanto un architetto colto come pochi altri, Dimitris Pikionis, vi costruì sistemando i percorsi di accesso e i servizi di accoglimento alla metà del secolo scorso. Anche alla luce della nobiltà dell’opera di Pikionis, quanto ai nostri giorni si va realizzando per la conservazione dell’Acropoli, rendendola vieppiù un disarmante simulacro, mascherando le tracce del lavoro del suo costruttore, il tempo, rivela la sua costitutiva povertà.
EAN
9788829789375
Data pubblicazione
2024 05 10
Lingua
ita
Pagine
80
Tipologia
Libro rilegato
Altezza (mm)
191
Larghezza (mm)
130
Spessore (mm)
12
Peso (gr)
159
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