Nell'estate del 2006 viene inaugurata la linea ferroviaria che collega Pechino a Lhasa, la capitale del Tibet: un evento che corona un progetto ambizioso, la cui realizzazione è durata oltre quarant'anni. Il piano fu presentato come una politica di apertura verso una zona remota e primitiva che da quella magnifica opportunità doveva trarre solo vantaggi. Ma dietro quell'impresa, a cui per primo aveva pensato lo stesso Mao, c'era ben altro. A poco a poco il governo di Pechino ha scoperto le sue carte: il Tibet non soltanto era (ed è) un paradiso di risorse minerarie che poteva (e può) consentire alla Cina la completa indipendenza dalle importazioni di materie prime, ma soprattutto una zona strategica nei giochi politici con l'India. Ben lungi dall'aver apportato vantaggi alla Regione autonoma, la ferrovia ha creato flussi incontrollati di immigrazione dalla Cina che hanno provocato un rapido processo di perdita di identità dei tibetani. Mosso dalla passione e da un vivo interesse, il giornalista Abrahm Lustgarten accompagna il lettore lungo l'avvincente e doloroso cammino di un popolo che, malgrado le campagne internazionali e lo spazio riservatogli dai media, è senza voce. Gli ultimi sessant'anni di storia tibetana racchiudono efferatezze di ogni tipo, crudeli ingiustizie, ma soprattutto un silenzio che grida a pieni polmoni: quello della gente comune, alla quale l'autore di questo reportage ha restituito volti, realtà, pensieri e sentimenti.
EAN
9788830425293
Data pubblicazione
2008 08 28
Lingua
ita
Pagine
284
Tipologia
Libro rilegato
Altezza (mm)
215
Larghezza (mm)
145
Spessore (mm)
32
Peso (gr)
487
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