Accorgersene quando ormai è troppo tardi. "Quello che non ho visto arrivare" è l'atto di dolore che Giorgio Perinetti dedica a sua figlia Emanuela, morta il 29 novembre 2023 a trentaquattro anni per una forma acuta di anoressia. Non per ricordarla, «perché lei era così socievole e capace che tanto la ricordano tutti». Bensì per spingere chi soffre di quel diabolico male a non buttarsi via all'inseguimento di una perfezione effimera, per spalleggiare la battaglia dei tanti genitori che vedono smagrire le proprie figlie sotto i loro impotenti occhi. A Emanuela, primogenita di un direttore sportivo tra i più stimati in Italia, non mancava nulla. La bravura, la bellezza, il successo, la passione per il calcio ereditata dal padre e trasformata nella professione di influencer digitale. Aveva tutto, tranne la madre Daniela, stroncata nel 2015 da un tumore. Però non si piaceva, nonostante frequentasse il mondo dei suoi sogni di bambina. Per non prendere chili alle gambe, segnate in gioventù da un linfedema, dalla pandemia in poi aveva smesso di mangiare. E se per caso mangiava, tra una portata e l'altra andava in bagno a vomitare. Un virus molto peggiore del Covid, del quale il padre viene a conoscenza tre anni e mezzo dopo scoprendo la montagna di bugie che le raccontava la figlia pur di nascondergli l'anoressia. Li, tra visite specialistiche e ricoveri rifiutati, liti feroci e strategie di persuasione, nasce una forsennata rincorsa alla vita che iniziava a sfuggire di mano. Poi Emanuela cade in casa e da quel giorno non si rialza più. Lasciando affogare il padre Giorgio nel tormento di «quello che non ho visto arrivare». Ma convincendolo a scrivere «ciò che resta di bello», a partire dall'impegno per salvare anche una sola persona soffocata dalla stessa corda.
EAN
9788830905696
Data pubblicazione
2025 11 07
Lingua
ita
Pagine
176
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
215
Larghezza (mm)
141
Spessore (mm)
15
Peso (gr)
242
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Quello che non ho visto arrivare. Emanuela, l'anoressia e ciò che resta di bello—