A metà agosto del 47 Cicerone è fermo a Brindisi, ormai da circa dieci mesi, in esasperante attesa di un ipotizzato, e probabile, passaggio di Cesare. E scrive di continuo ad Attico (il quale conserva tutti i messaggi dell'amico, anche minimi), più di rado alla moglie Terenzia. L'anno precedente aveva commesso l'errore, dopo molta esitazione, di imbarcarsi alla volta del campo pompeiano. Si era fermato a Durazzo, e a Durazzo gli era giunta la notizia della sconfitta di Pompeo a Farsalo. Nell'esercito sconfitto militava suo figlio Marco, e c'era anche suo fratello Quinto anche lui col figlio. Nello sbandamento della disfatta era rientrato precipitosamente a Brindisi, dopo una scenata col fratello. La decisione di fermarsi a Brindisi e di non rientrare a Roma è dovuta, tra l'altro, al timore di essere trattato lì, in una capitale inquieta e in mano ai capi cesariani, come nemico; ma anche al proposito di attendere il passaggio di Cesare ed ottenerne il «perdono», onde rientrare, nei limiti del possibile, nella normalità. Non poteva immaginare la diversione egiziana di Cesare e la complicazione molto seria della guerra alessandrina.
EAN
9788831341097
Data pubblicazione
2019 01 01
Lingua
ita
Pagine
45
Tipologia
Libro in brossura
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