Gli interrogativi di questo libro hanno lo scopo di indurci a sospendere il giudizio su chi è in carcere, invitandoci, come a suo tempo Basaglia fece con i manicomializzati, a guardare le persone e non i modelli e le teorie che si hanno in testa. Partendo dai rapporti reali con le persone incontrate nell'ambito della sua attività, l'Autrice si chiede come facciamo a non vedere che le decine di migliaia di persone detenute chiamano in causa le comunità da cui provengono, i servizi, le opportunità e i diritti che lo Stato ha saputo o non ha saputo garantire a tutti. Attingendo a Foucault, all'idea che questa istituzione sia figlia di un “potere normalizzatore” e disciplinare, l'Autrice si chiede se non possa essere immaginata oggi una rivoluzione contro il sistema retributivo, dove si risponde al male del reato perpetrando altro male. Ci invita a parlare di carcere poiché i detenuti appartengono alla società, a lei dovranno tornare e chela soluzione non è la loro ghettizzazione, perché questo non porta né quella rieducazione voluta dalla Costituzione né sicurezza. E ci invita a pensare che la creazione di legami sociali sani e saldi costituirebbe una maggiore sicurezza pubblica.
EAN
9788832043532
Data pubblicazione
2021 01 15
Lingua
ita
Pagine
120
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
200
Larghezza (mm)
115
Spessore (mm)
5
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Perché il carcere? Costruire un immaginario che sappia farne a meno—