Allo scoppio della Seconda guerra mondiale l’Italia allestì una rete di campi di internamento per cittadini stranieri che si andarono ad aggiungere al domicilio libero coatto e ai campi di concentramento gestiti direttamente dal Regio Esercito. Si decise però, per evitare ritorsioni contro gli italiani che vivevano all'estero, che erano assai più numerosi degli stranieri in Italia, a tenere una linea morbida. Così all'ottobre 1940 erano stati internati solamente 4.251 stranieri su oltre 10.000 presenti sul territorio italiano. Il sistema concentrazionario fascista era composto da una rete di campi di piccole dimensioni, con l'esclusione di quelli gestiti dall’esercito e dei campi di Pisticci, Ferramonti di Tarsia e Le Fraschette di Alatri. Le misure di internamento riguardarono i cittadini di paesi belligeranti, gli italiani dissidenti politici - per i quali già da anni si prevedeva il confino -, i sospettati di spionaggio, gli ebrei pericolosi e quelli provenienti da Stati dove si applicava una politica razziale e infine gli allogeni ovvero le minoranze linguistiche presenti in Italia: arbëreshë, croati, francofoni, greci, ladini, sloveni, tedeschi e catalani.
EAN
9788832873658
Data pubblicazione
2024 11 11
Lingua
ita
Pagine
244
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
210
Larghezza (mm)
150
Spessore (mm)
25
Peso (gr)
200
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L'internamento civile in Italia. Il caso degli anglo-maltesi (1940-1945)—