La rottura tra Tito e Stalin, avvenuta nel 1948, colse di sorpresa tutto l'Occidente. Per capire l'atteggiamento che assunsero gli occidentali, di fronte alla crisi dei rapporti tra Urss e Jugoslavia, è necessario comprendere il contesto internazionale in cui tale crisi prese forma. Il mondo, uscito dalla tragedia bellica, cambiava improvvisamente volto. In breve tempo la logica dei blocchi contrapposti, del loro equilibrio e reciproco contenimento, avrebbe condizionato le strategie politiche e militari di quasi tutte le nazioni. Nasceva la guerra fredda. La più eclatante conseguenza della rottura tra Mosca e Belgrado del 1948 fu la costituzione del Patto balcanico tra Jugoslavia, Grecia e Turchia. Il testo analizza la politica estera della Jugoslavia di Tito nel secondo dopoguerra, in particolar modo in seguito alla rottura con l'interlocutore principale dal punto di vista ideologico, cioè l'Unione Sovietica e il suo leader Stalin. Il volume affronta questioni che furono di elevata importanza per l'equilibrio dell'Europa centro-orientale dell'epoca, poiché le decisioni del leader jugoslavo ebbero notevoli ripercussioni sull'andamento della guerra fredda in atto tra Usa e Urss.
EAN
9788833052489
Data pubblicazione
2020 07 10
Lingua
ita
Pagine
112
Tipologia
Libro in brossura
Peso (gr)
172
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La politica estera di Tito dopo la rottura con l'URSS—