Al contrario di Platone, Diogene il Cinico, Protagora e Democrito di Abdera, Epicuro, Teodoro di Cirene, e poi il romano Lucrezio sconsigliavano apertamente di smetterla di invocare delle pietre rivolgendosi attraverso di esse al cielo, con la speranza che la giustizia stesse in quei simulacri: poiché la prova più certa dell’inesistenza degli dèi - tralasciando la metafisica - sta tutta nella malvagità della natura. Diogene era solito dire infatti: 'la prova dell’assenza degli dèi sta tutta nei beni che toccano agli uomini malvagi e sciocchi, e nelle sofferenze che toccano invece agli uomini giusti e sapienti'; anche se Diogene si riferiva al culto formale delle pietre e non a una provvidenza, gli altri tuttavia neanche a una provvidenza: costoro erano davvero atei [...]. Questo saggio filosofico ha come scopo precipuo quello di distruggere la teologia dei monoteismi, e di far venire così alla luce la verità filosofica della divinità. Mi sono servito, attraverso l’analisi metafisica, di tutte le armi che ha in possesso questa scienza per rischiarare dalle tenebre il concetto stesso della provvidenza. (L'autore)
EAN
9788833440422
Data pubblicazione
2018 09 04
Lingua
ita
Pagine
110
Tipologia
Libro in brossura
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Discorso sull'impossibilità dell’esistenza di Dio—