Un libro che attraversa la linea d’ombra, impalpabile ma carica di significato, che separa e connette letteratura e storia, servendosi di una prospettiva insolita: il dialetto. Una frontiera che non divide due discipline, ma le mette in dialogo, sollecitandone le potenzialità reciproche. In questo spazio intermedio, spesso trascurato, il dialetto diventa strumento critico, capace di restituire l’esperienza vissuta nella sua concretezza. I saggi qui raccolti, nati in contesti accademici ed elaborati con chiarezza e coerenza, esplorano casi in cui la scrittura dialettale diventa documento, traccia, contro-narrazione. Dai versi “amatriciani” di Belli alla voce inclassificabile di Vincenzo Rabito, dai versi dell’epoca del brigantaggio meridionale post-unitario alle poesie di Tonino Guerra nate nei lager, fino alle risonanze civili di Franco Loi e Dante Maffia. In ognuno di questi casi il dialetto non è ripiegamento nostalgico, ma atto di conoscenza, talvolta di resistenza. È un percorso pionieristico che attraversa idiomi e testi ai margini del canone, nei quali le convenzioni vacillano e i modelli totalizzanti vengono messi in discussione.
EAN
9788833567440
Data pubblicazione
2025 10 01
Lingua
ita
Pagine
212
Tipologia
Libro in brossura
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Saggi di frontiera. Testi in dialetto fra letteratura e storia—