Nulla da insegnare, tutto da imparare. Imparare senza insegnare. Passare passioni, ma anche regole. Il testo ci parla della complessità e della criticità del lavoro di insegnante, ma lo fa ragionando con un tu che può essere l’alter ego di se stesso e di ognuno di noi, quello che riflette su quanto fa: riducendo ogni retorica e distruggendo ogni palco, ma andando al cuore della questione. Lo fa senza timore di mostrare un insegnante debole, in minoranza, illuso, clown per disperazione, rigoroso nel disordine, in grado di provare il “formicolio della sconfitta”. In questa scrittura così sorvegliata il fallimento non viene mai nascosto, ed è forse questo che il lettore interessato alla scuola deve capire più di tutto. Insegnare ha il beckettiano primato: si fallisce sempre, più o meno bene. […] È soprattutto uno svelamento. ma anche una messa in guardia e un atto di fiducia, e leggendo queste pagine troviamo un po’ di istruzioni per sopravvivere, un po’ di metodo, qualche giudizio sull’istituzione e anche un po’ di contenuti civili, letterari e filosofici: in pratica la declinazione della lista di Barthes a conclusione della sua "Lezione inaugurale" del 1977: “…nessun potere, un po’ di sapere, un po’ di saggezza, e quanto più sapore possibile”. (Dalla Postfazione di Magda Indiveri)
EAN
9788833643786
Data pubblicazione
2021 10 01
Lingua
ita
Pagine
206
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
210
Larghezza (mm)
140
Spessore (mm)
15
Peso (gr)
235
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