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Il testo parte dalla concezione di economia politica come un misto di teoria economica e di arte del governo. Naturalmente, la teoria economica di Gramsci è la marxiana critica dell'economia politica, piegata però, come sottolinea Giorgio Lunghini nell'introduzione, in senso diverso, se non opposto, a quello del suo amico economista Piero Sraffa, la cui teoria pure affonda le sue radici nell'opera di Marx. Benché teoricamente approssimata, l'economia critica di Gramsci è storicamente eloquente per una scelta che, all'opposto di quella di Sraffa, privilegia la rilevanza politica dell'analisi.
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