Una cesura separa la "prima antichità", egizia, dalla "seconda antichità", greco-latina. Constatarlo è condizione essenziale per accostarsi a una visione del mondo che si sottrae alla categoria dell'anticipazione imperfetta. Riguardo all'Egitto antico, infatti, non ha senso parlare di pre-filosofia, perché il pensiero che lo innerva non astrae dai domini specifici dell'esistenza e dalle sue forme di rappresentazione, ossia non procede per concetti né si struttura in metodo di conoscenza, in conoscenza delle conoscenze. Il punto di forza di questo saggio è riuscire a cogliere la pienezza di un universo mentale legato al sentire, più che al concepire quindi irriducibile a un abbozzo di "miracolo greco" e impenetrabile da parte della logica della non-contraddizione che ancora ci pervade -, senza occultare l'aporia di fondo: è possibile trattare dell'Egitto solo "riferendosi alla Grecia e a noi stessi", anche se "farlo significa necessariamente falsare il punto di vista". Il "mistero", l'"enigma" (pensiamo alla Sfinge), "siamo noi a creali"; al tempo stesso, "se non lo facessimo forse non comprenderemmo nulla dell'Egitto". Così "vediamo come in uno specchio, in maniera confusa, ma riusciamo comunque a vedere qualcosa". E quello che intravediamo, dalla nostra estrema lontananza, è una sorta di "sensismo sociale" che poggia sull'animalità dell'uomo e si estende all'intero vivente, là dove vita e morte non si separano mai.
EAN
9788833919973
Data pubblicazione
2009 06 04
Lingua
ita
Pagine
165
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
131
Larghezza (mm)
193
Spessore (mm)
12
Peso (gr)
204
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