La nostra ricchezza brulica di vermi, vive di decomposizione, puzza di escrementi, ha i colori cupi degli strati di marciume. Non è la metafora di un predicatore millenarista, bensì la letterale dichiarazione d'amore di un arboricoltore al terriccio, o meglio alla sua parte organica - humus, compost - senza la quale non potremmo sopravvivere. Quell'umile ammasso di materia pulsante, troppo giovane per interessare i geologi, emoziona William Bryant Logan. In tono brioso e competente egli ci invita a seguirlo nella sua avventurosa esplorazione di sedimenti, buche, praterie, coltivi e discariche. Lo scopo è familiarizzarci con qualcosa che abbiamo da sempre sotto i piedi e di cui ignoriamo il fragile equilibrio e le infinite virtù, avendo perso perfino il ricordo di pratiche ancestrali come l'assaggio della terra da parte dei contadini, noto dai tempi di Virgilio, o la misurazione di una dote in base al peso del letame prodotto dalla fattoria paterna, per non dire del culto egizio dello scarabeo stercorario. Impariamo a conoscere il grande ciclo vitale della terra presente in superficie e apprenderemo anche l'arte di guarirla.
EAN
9788833922386
Data pubblicazione
2011 06 30
Lingua
ita
Pagine
190
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
130
Larghezza (mm)
192
Spessore (mm)
16
Peso (gr)
216
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La pelle del pianeta. Storia della terra che calpestiamo—