Concepito come garanzia che tende a tutelare l'imputato dalle conseguenze derivati dall'esercizio di poteri inquisitori, il diritto al silenzio ha da sempre rappresentato un indicatore significativo per individuare i valori di fondo di un determinato assetto processuale. In un sistema che assume il contraddittorio a metodo di elaborazione probatoria appare chiaro come un riconoscimento ipertrofico dello ius tacendi agisca come fattore di crisi rispetto all'esigenza di garantire la completezza dell'accertamento. Proprio il valore euristico del contraddittorio implica che ciascuna parte debba offrire all'esperienza conoscitiva del giudice l'insieme dei dati ritenuti più idonei a sostenere la propria tesi. In quest'ottica l'ordinamento inglese può rappresentare un modello di riferimento: in tale sistema, l'onere di allegazione tempestiva delle circostanze a discarico fonda la ratio delle previsioni normative deputate a regolare le modalità di esplicazione del right to silente. Il presente lavoro, attraverso la comparazione con il sistema inglese, mira ad individuare un nuovo paradigma esplicativo delle logiche e delle dinamiche che presiedono all'esercizio di tale diritto, tentando di individuare soluzioni funzionali all'esigenza di realizzare un difficile equilibrio tra il rispetto delle garanzie fondamentali riconosciute all'imputato e le istanze di accertamento legate al meccanismo dialettico di ricerca della verità.
EAN
9788834864210
Data pubblicazione
2006 05 01
Lingua
ita
Pagine
417
Tipologia
Libro in brossura
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