La pretesa della modernità di assicurare al diritto e al sapere ad esso relativo un fondamento solido, tramite l'adozione del metodo veritativo e oggettivante della filosofia teoretica, ha innescato paradossalmente un processo di indebolimento del diritto e del sapere giuridico che è sfociato nella diagnosi del nichilismo. Dopo una fase caratterizzata dalla fiducia in quel metodo, la modernità ha iniziato a mostrare i primi sintomi di una crisi che si è protratta per tutto il "secolo breve", portando progressivamente alla luce il suo volto "liquido" e autoritario. Già nel secondo dopoguerra una parte della comunità giuridica, scossa dalla tragedia dei totalitarismi, comincia a muovere i primi passi oltre i territori della modernità. Tappe fondamentali di questo processo di superamento del paradigma moderno sono il ritorno della scienza giuridica nell'alveo della ragion pratica e la fine dell'assolutismo giuridico tramite il varo delle Costituzioni rigide e l'esperienza del giudizio di costituzionalità. Il libro si propone di ricostruire questo itinerario, indicando in quel processo di liberazione dalla mitologia e dall'impalcatura concettuale, della modernità la via per affrontare le sfide dell'esperienza giuridica contemporanea.
EAN
9788834877692
Data pubblicazione
2008 01 01
Lingua
ita
Pagine
349
Tipologia
Libro in brossura
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Tra fatto e diritto. Oltre la modernità giuridica—