Nel momento in cui la funzione paterna – da cui la psicoanalisi è sorta – sembra in declino, come riuscire a far valere le ragioni di una cura? La funzione del Padre, con la forma del sintomo ad essa legata, viene in valore per ragioni romantiche? Perché, come psicoanalisti, siamo degli affezionati, perché siamo quelli del Nome-del-Padre? O questa congiuntura si trova invece precisamente nel realismo della questione del soggetto e indica quindi il bisogno – oggi – di un’apertura diversa proprio a partire dalla “questione paterna”, dalle sue origini fino alle sue trasformazioni attuali? Un’apertura che si spinge oltre la tradizione e che Lacan avvia con “i Nomi del Padre”, facendone un plurale, dando luogo a una pluralità con cui possiamo pensare nuove forme, nuove supplenze, nuove modalità di risposta a “quel che non va”. È infatti questo il modo lacaniano di indicare il reale, che sempre va di traverso all’esperienza. Siamo oggi in presenza di fenomeni clinici che sembrano costituirsi e svilupparsi fuori transfert, sotto la pressione di una medicalizzazione della clinica che non lascia spazio ad interrogativi. Come si trattano per esempio le dipendenze, gli attacchi di panico o la depressione, percepiti spesso come effetto di un’assenza di agganci, di punti di riferimento? Può un ascolto che tenga conto di questo reale della contemporaneità far sorgere un sintomo soggettivato, l’esigenza di un senso? Ci sono forme sintomatiche fuori transfert, che – una volta ricevute, accolte, ascoltate, trattate nel quadro di un ascolto analiticamente orientato – si riaprono alla cura e si modificano, per consentire al soggetto prospettive diverse, originali. Nuovi annodamenti…
EAN
9788835118886
Data pubblicazione
2021 07 08
Lingua
ita
Tipologia
Libro in brossura
Peso (gr)
298
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