Nel panorama pubblicitario italiano, pochi brand hanno saputo trasformare la trasgressione in uno stile comunicativo riconoscibile quanto Amica Chips. Questo volume racconta e analizza, in modo sistematico, una strategia di comunicazione che ha fatto del paradosso, dell'ironia e del nonsense le proprie cifre distintive, fino a spingersi ai limiti della censura. A partire da una ricostruzione puntuale della storia pubblicitaria dell'azienda, il testo si concentra su uno spot recente e controverso, trasmesso nel 2024, che ha come protagonista una suora golosa, incapace di resistere alla bontà delle patatine Amica Chips, in un luogo sacro come una chiesa: uno spot divenuto rapidamente oggetto di polemiche, reazioni mediatiche e richieste di censura. L'analisi di questa campagna diventa motivo di riflessione sui meccanismi della censura contemporanea, sulla spettacolarizzazione del dissenso e sul ruolo dei media nella regolazione dei confini dell'“accettabile”. Attraverso una lente sociologica e semiotica, il libro propone una riflessione originale e attuale sul valore strategico della trasgressione, sul concetto di coerenza di marca e sul potere culturale della pubblicità nel plasmare, e contestare, l'immaginario collettivo.
EAN
9788835173670
Data pubblicazione
2025 09 22
Lingua
ita
Pagine
102
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
230
Larghezza (mm)
155
Spessore (mm)
5
Peso (gr)
170
Come si presenta questo libro
Un libro orientato ad applicazione e metodo
Il libro punta soprattutto su applicabilità, metodo e uso professionale, con contenuti da trasferire nel lavoro quotidiano.
Cosa trovi dentro
Dentro trovi soprattutto leadership, management e strategia.
Perché può piacerti
Può funzionare bene per professionisti e manager, con un tono rapido e pratico.
Ideale per
Ideale per professionisti
È adatto a chi legge cercando un’utilità concreta sul lavoro, un metodo trasferibile o spunti da applicare davvero.
Product Information
Shipping & Returns
Edizione
Acquisto
From €18.00
Pubblicità e trasgressione. Il caso Amica Chips e la censura in pubblicità—