Si potrebbe dire che nelle opere di Ugo Tartara la materia germoglia come i cespugli, cresce come le erbe, si propaga come i rampicanti. Germogliare forse è il verbo più corretto per raccontare la silenziosa crescita che preme all'interno di ogni sua opera che, per linee ortogonali o serpeggiando, per linee parallele o brulicando disordinatamente, irrompe, tra lacci visibili o invisibili, verso lo spazio esterno. La materia rivendica i suoi diritti sull'immagine, il segno sul gesto in due momenti creativi che hanno l'ampiezza di quattro decenni. Nel primo momento, che possiamo far cominciare alla fine degli anni sessanta, l'artista impiega tavole di legno solcate da tagli ortogonali, modulate da rilievi e scavi, da stratificazioni e solchi, colorate in modo da far assumere all'insieme una forte tensione strutturale nella quale è possibile cogliere, oltre che l'affinità con lo spirito spazialista, anche la necessità di far vivere i segni-materia avvalendosi dell'incidenza della luce. Nel secondo gruppo di opere, prodotte a partire dagli anni ottanta, la poetica del segno è risolta con una plastica ampia, modificando il rapporto con la materia cromatica: non più un segno all'opera, a volte invadendo la cornice stessa. (Rino Tacchella)
EAN
9788837044329
Data pubblicazione
2006 05 23
Lingua
ita
Pagine
127
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
285
Larghezza (mm)
245
Spessore (mm)
13
Peso (gr)
855
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