Occuparsi della storia di Giuseppe Camadini significa innanzitutto gettare uno sguardo sul novecento, su quel secolo tragico che ha forgiato vite. Quel novecento bresciano cattolico che, erede della stagione della “questione romana” e dell’impegno dei credenti nella società in polemica con lo stato, dopo l’esperienza di due guerre mondiali, ha cercato di ricucire nei fatti quello strappo, con creatività, con impegno. Insieme, tale ricognizione, seppure embrionale, getta luce sulle diverse anime del panorama cattolico bresciano, sulle dinamiche relazionali, sulle dinamiche di rapporto tra laicato e Chiesa, sugli approdi concreti, verrebbe da dire “istituzionali”. Non certo per rintracciare vincitori e vin, ma per comprendere fino in fondo senso e valore di un impegno. Tanto più se si deve assumere come dato di fatto quanto sottolinea nel proprio intervento Ernesto Galli Della Loggia: “Sono convinto che in misura assai più evidente e decisiva noi ci troviamo piuttosto davanti a un vero e proprio ‘tempo della fine’. Cioè il tempo in cui in questa terra d’Italia e d’Europa, ci è dato di misurare fino in fondo il significato di ciò che termina”. Non v’è dubbio che il tempo di Camadini è finito. e quanto prima ci si renderà conto con lucidità e razionalità che è necessario un nuovo inizio, coraggioso, libero, capace di individuare – come fu nell’inizio camadiniano – formule e uomini nuovi, tanto più sarà lecito sperare che sia possibile un nuovo incominciamento, in grado di interloquire con il tempo complesso e mutato che ci è dato da vivere. (dall’Introduzione di Giacomo Scanzi)
EAN
9788838252624
Data pubblicazione
2023 05 05
Lingua
ita
Pagine
240
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
120
Larghezza (mm)
180
Spessore (mm)
23
Peso (gr)
328
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