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Alla fine dell'Ottocento, Anatole Le Braz trascrisse fedelmente le leggende bretoni, raccolte dalla viva voce degli ultimi narratori viventi durante le veglie notturne nelle isolate fattorie che andava visitando in bicicletta. Per le persone che raccontavano, le storie non avevano nulla di fantasioso, erano fatti realmente accaduti, a testimoniare la coesistenza, con la vita, della realtà e della morte, una religione in cui i bretoni si rispecchiavano e che, secondo Le Braz, conservava il cuore autentico della cultura celtica che il cristianesimo non aveva potuto distruggere.
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