A leggere Augusto De Angelis e la sua saga del Commissario De Vincenzi della Mobile di Milano, si incontra subito il piacere di un buon giallo, di articolato costrutto, dai vivi personaggi e dalle scenografie esoticamente tardo Déco. Ma c'è anche un interessante contorno storico che rende più complesso il processo dell'immedesimazione. Augusto De Angelis scriveva nel Ventennio fascista, inaugurando in Italia un genere letterario, il giallo, che il regime vedeva come fumo negli occhi. Per cui i suoi polizieschi sono una testimonianza, dei rapporti tra il fascismo e la cultura, tra occhiuto controllo e margini di libertà. Innanzitutto l'ambiguo rapporto con la cultura di massa: pur avendo in sospetto il fascismo il genere giallo, con De Angelis, scrittore benaccetto, nasceva l'autentico giallo italiano, non più la scialba ripetizione dei soliti investigatori importati da Francia, America o Gran Bretagna, a dimostrazione che con la cultura di massa, promossa e ampiamente sfruttata dal potere, era d'obbligo accogliere anche i frutti meno digeribili. Nondimeno, il Minculpop esigeva le sue regole: solo delitti in ambienti esotici e viziosi; solo delinquenti stranieri e con lo stigma di qualche depravazione; solo lieto fine. L'autore le rispettava, ma senza rinunciare a far trasparire una sua distanza, un suo afascismo: nel carattere scettico, privo di protervia e di entusiasmo, antieroico, malinconico, di gusti umanistici e atteggiamenti tolleranti del Commissario da lui creato.
EAN
9788838922329
Data pubblicazione
2007 07 19
Lingua
ita
Pagine
250
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
170
Larghezza (mm)
123
Spessore (mm)
18
Peso (gr)
247
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