Su un’impalcatura – l’allegorico sogno redentore – che ricalca in sostanza quella della Divina Commedia (ampiamente presente anche nel tessuto linguistico), si dispiega, nel Corbaccio, una feroce satira misogina condotta nei toni di un violento e vivace espressionismo verbale. Il divorzio dall’eros diviene funzione dell’appassionato ed elitario culto delle lettere, qui professato in una prospettiva pre-umanistica largamente tributaria della lezione petrarchesca. Tornando, ormai in piena maturità (probabilmente dopo il 1360), sui suoi passi, Boccaccio ci propone così una compiuta ritrattazione, in chiave anti-edonistica ed anti-amorosa, del mondo di quel Decameron cui egli aveva attribuito l’ammiccante sottotitolo di «prencipe Galeotto». Il capolavoro, pertanto, come le summae dell’erotologia classica e mediolatina (Ars amandi e De amore) viene corredato della propria confutazione: un «umile trattato», è vero, indubbiamente però fornito di notevoli spunti di interesse. Il commento che qui si propone intende da una parte agevolare, sul piano puramente esplicativo, la lettura di un testo assai spesso di ardua comprensione; dall’altra evidenziare i debiti (lessicali, topici e tematici) contratti da Boccaccio con la tradizione a lui prossima e con la propria stessa scrittura.
EAN
9788842512042
Data pubblicazione
2022 01 03
Lingua
ita
Pagine
162
Tipologia
Libro
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