La storia del successo americano nella corsa verso la Luna degli anni Sessanta, e l'autobiografia - a tratti ironica - di un ex marine e pilota militare che, nell'ottobre del 1968, volò sull'Apollo 7, la prima missione umana del programma. Ma anche una riflessione sulle regole non scritte dell'astropolitica che governava "l'ufficio astronauti" negli anni d'oro della corsa allo spazio, e lo spaccato di una realtà mitizzata che ne evidenzia luci e ombre. Cunningham prende spunto dal disastro dell'Apollo 1, nel gennaio del 1967, prova a terra con incendio e morte dei tre astronauti, che l'ha toccato da vicino, come membro dell'equipaggio di riserva prima e della commissione d'inchiesta subito dopo. Da una parte critica Armstrong e Scott per la maldestra gestione della missione Gemini 8 e per la sua troppo frettolosa conclusione (marzo 1966), dall'altra sostiene che nessun altro avrebbe saputo fare meglio di Armstrong nell'allunaggio dell'Apollo 11 (luglio 1969) e che la missione di Scott sulla Luna, Apollo 15 (luglio 1971), rappresentò la migliore esplorazione scientifica di tutto il programma Apollo. Un libro che aiuta a capire cosa ha reso grande il programma Apollo e suggerisce cosa fare per recuperare lo spirito di allora e ripartire per i nuovi e più avvincenti orizzonti che ci aspettano.
EAN
9788842542568
Data pubblicazione
2022 01 03
Lingua
ita
Pagine
612
Tipologia
Libro in brossura
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