Nell'omaggio ai Benigni lettori milanesi premesso al poema agiografico su Tecla vergine e martire, del 1623, Giovan Battista Andreini definisce come "incessabil agitazione" gli spostamenti che di continuo lo costringono da una piazza teatrale all'altra. L'espressione, non nuova nel mondo dei comici, definisce una condizione artistica e professionale che ha sempre esercitato sugli attori e sugli spettatori il fascino di un'autonomia e di un affrancamento laico e libero, resistente ad ogni tentativo di omologazione sociale e culturale. Una condizione anche pesante però: i riferimenti al "fastidio" e al "travaglio" del "moto perpetuo" ricorrono infatti anch'essi numerosi nelle testimonianze degli attori; assieme ad essi, la consapevolezza di un'assimilazione al mondo del vagabondaggio e dei ciarlatani da cui il teatro si voleva ormai nettamente distinguere attraverso una azione drammaturgica colta, fondata sulle istanze poetico-letterarie dell'epoca. Figura emblematica del periodo fu Giovan Battista Andreini, di cui questo volume ripercorre la carriera, da Firenze a Milano a Brescia, cercando di rilevare le connessioni fra i testi poetici e drammatici ed il contesto storico e culturale.
EAN
9788842714613
Data pubblicazione
2007 03 01
Lingua
ita
Pagine
220
Tipologia
Libro in brossura
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L'«incessabil agitazione». Giovan Battista Andreini tra professione teatrale, cultura letteraria e religione—