La poesia elegiaca a Roma si muove in un fragile equilibrio tra convenzione e innovazione. Genere aperto fin dalle origini, in età alessandrina approda a Roma, dove concede lo spazio maggiore alla tematica erotica, pur conservando l' intenzione didascalica e la connotazione di "poesia del lamento". Dopo Catullo e Cornelio Gallo, Tibullo raggiunge la perfezione formale, mentre Properzio coniuga passionalità ed espressionismo latino con intellettualismo ellenistico e una forte coscienza metaletteraria. Sarà poi Ovidio a filtrare la tradizione e abbattere ogni confine di genere, per ritornare, nei carmi dell'esilio, alla matrice arcaica della querela. La breve e intensa stagione augustea basterebbe da sola a giustificare il famoso pronunciamento di Quintiliano: elegia quoque Graecos provocamus ("anche nell'elegia gareggiamo con i Greci"). Questo volume, che intende fornire uno strumento di consultazione accessibile anche a un pubblico non specializzato, ricostruisce la storia di una forma poetica capace delle più impreviste metamorfosi, mettendone in luce gli aspetti letterari non meno che il rapporto con le vicende storiche, politiche e sociali di Roma.
EAN
9788843023646
Data pubblicazione
2002 09 27
Lingua
ita
Pagine
256
Tipologia
Libro
Altezza (mm)
150
Larghezza (mm)
221
Spessore (mm)
28
Peso (gr)
322
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