Verso la fine del 1945 a Lele d'Amico fu diagnosticata una grave forma di tubercolosi, e il giovane aspirante musicologo fu costretto al ricovero in una clinica svizzera, dove avrebbe trascorso sedici mesi. Sua moglie Suso rimase sola con due figli piccoli. Decisa a cavarsela da sola, si impegnò in lavoretti precari prima di trovare uno sbocco partecipando a delle sceneggiature cinematografiche, con un successo al quale lei stessa stentò a credere. Intanto seguiva la crescita e i progressi della prole, e cercava di tenere alto il morale del marito lontano. Gli scrisse tutti i giorni, lettere allegre e dettagliatissime in cui riscaldandolo col proprio affetto e con quello dei figli lo aggiornava sui suoi amici del mondo della musica (Rota, Casella, Petrassi, Previtali) e sulla cerchia degli intellettuali nell'orbita dei rispettivi genitori, Silvio d'Amico e Emilio Cecchi. Inoltre gli descriveva la propria nuova attività, che la metteva in contatto con tutta una schiera di brillanti cineasti vecchi e nuovi (Castellani, Zampa, Ponti, Soldati, Flaiano, cui presto sarebbero seguiti Visconti, Zavattini, De Sica). Ma soprattutto in questo diario a beneficio di un solo lettore c'è la cronaca del risveglio di una città come Roma, ferita ma proiettata con alacre entusiasmo verso il futuro.
EAN
9788845281617
Data pubblicazione
2016 05 19
Lingua
ita
Pagine
600
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
210
Larghezza (mm)
153
Spessore (mm)
37
Peso (gr)
650
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