Il libro XXV degli Ab urbe condita, che copre il biennio 213-212 a. C., riveste un ruolo fondamentale all'interno della terza decade, interamente dedicata alla seconda guerra punica e concepita come una monografia incentrata su quello che nel III a. C. rappresentò un vero e proprio conflitto mondiale. La sua posizione centrale tra le due pentadi, dedicate rispettivamente alle sconfitte subite da Roma tra il 217 e il 212 (libri XXI-XXV) e alla progressiva riscossa culminata nella vittoria di Zama del 201 (libri XXVI-XXX), ne fa un "libro bifronte", concepito come cesura e, insieme, come cerniera fra due blocchi narrativi speculari. Tale dicotomia torna, su scala minore, anche nell'architettura del libro XXV, imperniato sulla dialettica crisi-resistenza: è su questo doppio asse che si collocano i fatti militari e le loro proiezioni sul piano sociale, etico e ideologico. La linea della resistenza, sempre implicita nella narrazione liviana, affiora progressivamente nei vari teatri di guerra presenti nel libro, soprattutto nell'avvio dell'assedio di Capua, la più importante fra le città d'Italia passate ad Annibale in seguito a Canne, e nella conquista di Siracusa da parte di Marco Claudio Marcello, un'impresa dall'enorme impatto anche economico e culturale. È, tuttavia, in Spagna che la resistenza romana si riveste di eroismo e assurge all'esemplarità con una vittoria insperata, ottenuta da un leader improvvisato, Lucio Marcio, scelto dai soldati allo sbando dopo la rovinosa sconfitta che aveva provocato la morte dei due generali, i fratelli Scipione.
EAN
9788846769831
Data pubblicazione
2025 05 05
Lingua
ita
Pagine
472
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
240
Larghezza (mm)
171
Spessore (mm)
32
Peso (gr)
974
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