Questo volume raccoglie i migliori scritti etnografici di Grazia Deledda, nei quali rivive una civiltà agro-pastorale ormai scomparsa: la Sardegna di fine Ottocento, che conserva ancora intatto il carattere primitivo di un'antica terra regolata da leggi ferree e da consuetudini millenarie. Rivivono in queste pagine le antiche tradizioni, le credenze magiche, le superstizioni che fanno parte del bagaglio culturale di un popolo ancora lontano dalla tecnologia, i suoi momenti di gioia e di dolore, accompagnati da canti estemporanei che scandivano il tempo della festa e quello del lutto, le battorinas e gli attitidos. Riso e pianto di un popolo che esprimeva la sua saggezza e la sua filosofia attraverso la millenaria esperienza dei proverbi, che considerava i miti veri come la storia, che era pronto a maledire per un'ingiustizia subita e a colmare di benedizioni chi gli faceva del bene. Un popolo che manifestava una religiosità rigida, delimitando con uno spartiacque preciso il bene e il male. L'incanto di una vita primitiva, allietata dalle feste campestri fatte di suoni e di colori, a contatto con una natura incontaminata, ove ogni rudere nascondeva un tesoro e ogni santuario aveva la sua leggenda.
EAN
9788854127500
Data pubblicazione
2011 03 24
Lingua
ita
Pagine
288
Tipologia
Libro in brossura
Tascabile
Tascabile
Altezza (mm)
150
Larghezza (mm)
226
Spessore (mm)
25
Peso (gr)
423
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