Un punto di vista antropologico potrebbe recitare così: non importa cosa si soffre e come si sopporta, quanto piuttosto chi è colui che soffre. La persona, dunque, risalta in primo piano: va sempre difesa e rispettata la sua dignità soggettiva, soprattutto quando è debole. È questo un monito rivolto in primo luogo al mondo della Medicina: per la sua integralità l'uomo non può essere sostituito dalla malattia, né può essere ridotto a malato. Egli resta persona e non può identificarsi - o essere identificato - con la sua malattia. Di qui un grave compito per l'individuo e per la società: la salute, intesa come compito personale da assumere, implica un atteggiamento di responsabilità consapevole di fronte al dolore, alla malattia, alla morte; la salute, come virtù sociale, va oggi perseguita in contrasto alla pretesa dell'era tecnologica di produrre industrialmente una salute migliore, presentando la salute stessa come un prodotto di consumo. Nel tempo della malattia ogni persona, come anche il corpo sociale, deve conservare - se non espandere - la coscienza unitaria di sé, fino a comprendere che la scoperta di sé consiste nel trovare l'uomo sano in noi...
EAN
9788855000352
Data pubblicazione
2019 09 11
Lingua
ita
Pagine
174
Tipologia
Libro in brossura
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Perché a me? Il valore terapeutico della malattia. Un approccio cristiano alla Antropologia del dolore—