Dalla leggendaria asta organizzata da Sotheby’s a Mosca il 7 luglio 1988, una tela di Grisha Bruskin, Fundamental’nyj leksikon, cambiò per sempre la valutazione dell’arte contemporanea russa. Al di là della quotazione allora ottenuta – che meritò la prima pagina del “New York Times” – quell’occasione consacrò agli occhi del mondo la fisionomia lucida, analitica, visionaria di un artista capace di rivelarci le profonde analogie tra mondo ebraico e impero sovietico, di progettare affascinanti prospettive di archeologia del futuro, di dare forma all’inquietante terrore che pervade la nostra epoca, costantemente alla ricerca di un nemico. La monografia di Silvia Burini rilegge per intero il percorso dell’artista ma riempie più di un vuoto nel panorama della storia e della critica dell’arte contemporanea europea: chiarisce “perché dobbiamo occuparci dell’arte russa” anche in Italia (in Germania e nei paesi anglofoni lo si fa da tempo, senza che questo costituisca una sorta di stravagante devianza). Il volume è un’originale riconsiderazione dell’arte russa e sovietica che connette organicamente per la prima volta l’attualità e la storia senza i superflui ideologismi della critica, grazie all’attento impiego di uno strumento di analisi efficace e appropriato, quello della semiotica della Scuola di Tartu, che Silvia Burini, la maggior specialista in Italia della riflessione di Jurij Lotman, gestisce con grande consapevolezza.
EAN
9788857555904
Data pubblicazione
2019 08 22
Lingua
ita
Pagine
239
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
210
Larghezza (mm)
140
Spessore (mm)
18
Peso (gr)
375
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