Osservando, e vivendo, lo spazio occidentale – le idee che lo riguardano, gli oggetti che lo popolano, le linee di forza che lo attraversano – ci si può render conto, non senza straniamento, di quanto esso sfugga alla nostra vista. Non poi così paradossale, in realtà, che in un'epoca di iper-immagini, i nostri occhi finiscano per essere abbacinati. Da quando la rete si è smaterializzata viviamo in un campo magnetico ultradenso; il comune senso del mondo si costruisce su avvicinamenti vertiginosi: icone, frames discorsivi, interfaccia materiali e virtuali sono continuamente appresso a noi. Per questo, il soggetto, impegnato a districarsi in una selva di eventi spaziali, percepisce irrazionalmente le correnti carsiche che fluiscono al di sotto del mainstream, magari ubriacato dalle lingue tecno-scientifiche che dicono di parlare il reale. Da ciò deriva l'impaccio con cui reagiamo a "iperoggetti" – come li chiama Timothy Morton – vicinissimi e diffusi, a-posizionali e insofferenti alla perimetrazione, come i terrorismi, il cambiamento climatico, le pandemie.
EAN
9788857580340
Data pubblicazione
2021 10 14
Lingua
ita
Pagine
192
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
211
Larghezza (mm)
141
Spessore (mm)
14
Peso (gr)
245
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Nel paese dei ciechi. Geografia filosofica dell'occidente contemporaneo—