Il linguaggio nel processo penale è strumento di garanzie o esercizio di potere? A questa domanda tenta di rispondere il libro, confrontando il linguaggio delle sentenze dell’Inquisizione con quello di alcune sentenze penali d’oggi, evidenziandone analogie mai immaginate. Nell’Inquisizione le parole erano quelle del giudizio morale, erano strumento di dominio etico sull’individuo e sulla società. Di questo uso delle parole abbiamo ancora oggi le tracce in non poche sentenze penali, nelle quali l’etica prevale sul diritto, la morale sul fatto, lo stile soggettivistico su quello impersonale. L’analogia tra i linguaggi rileva analogie nei possibili destinatari immaginari delle parole del giudice: allora la comunità dei fedeli, oggi il popolo e i social. La questione è urgente: le parole della giurisdizione non dovrebbero essere garanzia che frena il potere anziché sua sregolata amplificazione?
EAN
9788857597805
Data pubblicazione
2022 12 22
Lingua
ita
Pagine
150
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
240
Larghezza (mm)
120
Spessore (mm)
10
Peso (gr)
134
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Abiura. Le parole della giurisdizione tra inquisizione e garanzie—