Che posto occupano, oggi, all’interno del mondo dell’arte, due parole, in passato fondamentali, come ‘decoro’ e ‘ornamento’? Scriveva Cicerone nell’Orator: «In un discorso, come in ogni circostanza della vita, non c’è nulla di più difficile che saper vedere la cosa che si addice. I Greci chiamano ciò "prépon", noi potremmo chiamarlo decorum. Su di esso vengono dati molti e brillanti precetti; e veramente si tratta di una cosa assai degna di essere conosciuta, per la cui ignoranza si commettono degli errori non solo nella vita, ma molto spesso anche in opere di poesia e di prosa». Ma l’ornamento non ha sempre goduto questa reputazione nel corso della storia. In particolare all’inizio del Novecento, quando si è assistito alla «lotta di Loos col drago ‘ornamento’» (Walter Benjamin). Dopo decenni di damnatio memoriæ, la decorazione è però tornata in campo, tra ironia e mero gioco formale, con il postmoderno. Questo numero dell’Annuario, con cui s’inaugura una nuova serie, si propone di ragionare sia sul momento cruciale dello snodo d’inizio Novecento che sul complesso presente.
EAN
9788858131305
Data pubblicazione
2018 04 12
Lingua
ita
Pagine
362
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
172
Larghezza (mm)
242
Spessore (mm)
30
Peso (gr)
968
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Annuario Accademia di Belle arti di Venezia 2015. Il decoro dell'ornamento: due parole obsolete?—