Attorno alla metà del Cinquecento, Venezia diventa la capitale europea del libro a stampa. Dopo la grande stagione umanistica e il tramonto del sistema cortigiano, i letterati possono reimpiegarsi all'interno delle tipografie come collaboratori editoriali; i lettori si moltiplicano; la cultura sembra essere alla portata di (quasi) tutti. Eppure, in questa contingenza apparentemente propizia, alcuni scrittori lamentano l'eccessiva facilità con cui, ora, è garantito l'accesso al mondo delle lettere. Questo saggio tenta appunto di indagare le ragioni di un malessere che derivava, per i letterati, dal riassetto della loro funzione sociale, concentrandosi sui testi di alcuni autori (Aretino, Lando, Franco, Doni) in lotta contro le mode letterarie e contro gli idoli di un sapere ormai vetusto, per verificare come istanze squisitamente individuali si trasformino, lentamente ma inesorabilmente, in un vasto sisma ideologico che contribuisce a condurre il sistema dei saperi fuori dalle secche di un secolare immobilismo.
EAN
9788860270337
Data pubblicazione
2007 01 10
Lingua
ita
Pagine
232
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
210
Larghezza (mm)
140
Spessore (mm)
15
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Il carnevale delle idee. L'antipedanteria nell'età della stampa (Venezia, 1538-1553)—