Perché i Quaderni del carcere sono 33, e non 34, come in origine e più volte annunciato dallo stesso Togliatti? Un quaderno "si è perduto"? Gramsci sapeva che Sraffa trasmetteva le sue lettere a Togliatti? Nonostante la successiva "vulgata" del partito, che avrebbe dipinto un Gramsci "morto nelle carceri fasciste", egli passò i suoi ultimi due anni e mezzo in libertà condizionale. È verosimile che in quegli anni abbia smesso quasi completamente di scrivere? E perché non riprese i contatti con i vertici del partito e dell'Internazionale comunista? Alcune di queste domande sono inedite. Tutte aspettano ancora risposte convincenti. Lo Piparo sceglie di partire da un indizio, che gli appare subito forte, decisivo. Esamina con la lente del linguista la lettera di Gramsci a Tania del 27 febbraio 1933 che la cognata definì, per la sua scrittura allusiva, "un capolavoro di lingua esopica". La lettera è il grimaldello con cui viene forzato lo scrigno che racchiude la complessa personalità, politica e umana, del prigioniero. Entrato in carcere come "segretario del Partito comunista d'Italia", Gramsci ne uscì convinto che tutta la sua vita era stata "un grande errore, un dirizzone".
EAN
9788860366788
Data pubblicazione
2011 10 11
Lingua
ita
Pagine
146
Tipologia
Libro
Larghezza (mm)
117
Spessore (mm)
12
Peso (gr)
102
Come si presenta questo libro
Una lettura da vivere pagina dopo pagina
Qui conta soprattutto il piacere del racconto: personaggi, atmosfera e sviluppo della storia restano il centro dell’esperienza di lettura.
Cosa trovi dentro
Dentro trovi soprattutto storia, politica e società.
Perché può piacerti
Può funzionare bene per lettori interessati all'attualità e alla storia e chi cerca contesto e interpretazione, con un tono tecnico e argomentativo.
Ideale per
Ideale per chi cerca una buona storia
È un titolo adatto a chi cerca soprattutto il piacere del racconto e vuole restare dentro una storia costruita con continuità.
Product Information
Shipping & Returns
Edizione
Acquisto
From €16.00
I due carceri di Gramsci. La prigione fascista e il labirinto del comunismo—