Le sculture di Demetz, dopo l'indagine simbolica - e semiotica - delle prime, bellissime prove scultoree con cui si presentò al mondo dell'arte oramai più d'un decennio fa, sono infatti andate ben oltre questo culto deldisfacimento e della putrefazione, pur avendo con essi una (solo apparente) similitudine: non è - malgrado il senso di corruzione e di tragedia che affiora a tratti dal loro stesso corpo - il gusto sacrificale del malato, del terminale, del cancerogeno, del disgregato, cui tanta arte ha per l'appunto abbondantemente attinto, quanto piuttosto un drammatico senso della vertigine del corpo, del suo farsi estraneo a noi stessi, del suo, facendosi estraneo, ricominciare da capo, tornando, miracolosamente e gioiosamente, alla natura, alle origini, alla radice: di un suo, semmai, ripartire da essa - dalla natura, appunto, col suo eterno e rapido disfarsi, perire e poi rigermogliare e rifiorire di nuovo, anno dopo anno, inesorabilmente - per far fronte e resistere contro il dipanarsi di un apparentemente ineluttabile alienarsi del corpo da noi stessi, a segno del nostro essere, nonostante tutto, ancora profondamente umani.
EAN
9788860571908
Data pubblicazione
2013 01 01
Lingua
mul
Pagine
128
Tipologia
Libro rilegato
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