Il riparo è figura ossessiva nella poesia di Marco Giovenale. 40anni fa Caproni parlava della propria scrittura come della ricerca di "un qualsiasi tetto all'intima dissoluzione non tanto della mia privata persona, ma di tutto un mondo d'istituzioni e miti sopravvissuti ma ormai svuotati e sbugiardati", dopo la bufera di una guerra che aveva lasciato senza tetto, non solo letteralmente, una generazione "quasi interamente coperta dai muraglioni ciechi della dittatura". La generazione di Giovenale non ha vissuto dittature né guerre, o lo ha fatto in forme molto diverse; ma non c'è dubbio che a sua volta sia alla ricerca di un tetto. La forma come riparo (ricovero, claustrazione salvifica nonché soffocante; ma anche riparazione, rammendo a qualcosa che s'è rotto), di una poesia all'insegna "dell'esattezza e dell'essenzialità". Il gesto di fisicamente esporre (anche nel senso fotografico del termine) un'origine od occasione non meno che decisiva, di questo immaginario, mediante il "vuoto" di scrittura che è baricentro del libro, distoglie l'attenzione da quel vuoto e lo riempie di una materia verbale di qualità translucida, dolente, ferita inferta nel freddo "al filo o taglio".
EAN
9788860871022
Data pubblicazione
2007 01 01
Lingua
ita
Pagine
168
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
158
Larghezza (mm)
210
Spessore (mm)
16
Peso (gr)
315
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